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Frode Accademica

Caso Pegaso e libertà di stampa: l’inchiesta sui presunti tentativi di condizionare l’informazione

Universitas Blog | Caso Pegaso e libertà di stampa: l’inchiesta sui presunti tentativi di condizionare l’informazione

secondo quanto riportato da lindipendente.online. Il rapporto tra grandi gruppi economici e mezzi di comunicazione torna al centro del dibattito in Italia. Un’indagine della Procura di Napoli, secondo quanto riportato da L’Indipendente il 9 ottobre 2026, riguarda presunti tentativi di influenzare la copertura giornalistica di notizie relative all’Università telematica Pegaso e al gruppo Multiversity.

La vicenda avrebbe portato alla notifica di 22 avvisi di garanzia, coinvolgendo, secondo le ricostruzioni giornalistiche, dirigenti aziendali, rappresentanti del settore editoriale e responsabili di testate nazionali.

Gli investigatori starebbero esaminando una serie di rapporti tra investimenti pubblicitari e richieste di intervento sui contenuti giornalistici. L’ipotesi è che alcune risorse economiche destinate ai media possano essere state utilizzate anche per ottenere una copertura meno critica di notizie riguardanti l’ateneo.

È fondamentale precisare che gli avvisi di garanzia e le contestazioni formulate nell’ambito di un’indagine non costituiscono una condanna. Saranno gli accertamenti giudiziari a stabilire eventuali responsabilità individuali.

Il ruolo dei vertici di Multiversity

Tra le figure centrali citate nelle ricostruzioni dell’inchiesta compare Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo UniPegaso-Multiversity.

Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni dirigenti del gruppo, esponenti della proprietà e rappresentanti della società di comunicazione Comin & Partners avrebbero intrattenuto rapporti con interlocutori del mondo editoriale per gestire la comunicazione relativa alle vicende giudiziarie che interessavano l’università.

Le contestazioni riportate dalla stampa comprendono, a seconda delle posizioni individuali, ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione tra privati, istigazione alla corruzione e, in alcuni casi, estorsione.

Uno degli aspetti esaminati riguarda la possibilità di conoscere in anticipo i contenuti di alcuni articoli, discutere le formulazioni dei titoli o intervenire sulla collocazione e sulla pubblicazione delle notizie.

Se confermate, queste condotte solleverebbero interrogativi importanti sull’indipendenza editoriale e sulla separazione tra le attività commerciali di un’impresa e le decisioni giornalistiche.

Gli investimenti pubblicitari sotto esame

Uno degli elementi più rilevanti dell’indagine riguarda i rapporti economici tra il gruppo universitario e diverse realtà dell’editoria italiana.

Secondo la ricostruzione pubblicata da L’Indipendente, gli atti investigativi menzionerebbero rapporti con editori e concessionarie pubblicitarie collegati a testate come la Repubblica, La Stampa, il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Il Mattino, Domani, Il Foglio, Libero, Fanpage e Il Fatto Quotidiano.

La presenza di una testata o di un suo rappresentante negli atti non dimostra, da sola, che vi siano state condotte illecite o che l’intera redazione fosse coinvolta. L’indagine mira proprio a chiarire la natura dei rapporti, le richieste eventualmente formulate e le decisioni adottate dai singoli interlocutori.

Tra gli elementi economici riportati figurano investimenti pubblicitari che, secondo gli atti citati dalla testata, sarebbero stati discussi o prospettati in relazione alla gestione delle notizie.

Per il gruppo editoriale collegato a Il Sole 24 Ore, la ricostruzione parla di oltre 1,1 milioni di euro in pubblicità nel periodo 2023-2026. Per Il Foglio sarebbe stato valutato un investimento fino a 300.000 euro. Viene inoltre citata una proposta pubblicitaria da 100.000 euro collegata, secondo l’ipotesi investigativa, alla richiesta di ottenere un contenuto meno dettagliato o di evitarne la pubblicazione.

Queste cifre devono essere interpretate nel loro contesto: l’acquisto di spazi pubblicitari è un’attività commerciale legittima. Il punto da chiarire è se, in specifiche circostanze, tali investimenti siano stati associati a richieste incompatibili con l’autonomia giornalistica.

Le notizie sull’università e il tentativo di limitarne l’impatto

Secondo gli elementi riportati dalla stampa, uno degli episodi esaminati risalirebbe al giugno 2026, quando si avvicinava la pubblicazione di notizie su una precedente indagine relativa a presunte irregolarità nelle iscrizioni, negli esami e nei titoli di studio.

Le conversazioni citate negli atti descriverebbero discussioni su come presentare la vicenda e sulla possibilità di limitarne la visibilità.

La Procura starebbe verificando se alcune richieste abbiano avuto un effetto concreto sulla copertura giornalistica e se vi sia stato un collegamento tra tali richieste e le relazioni commerciali con gli editori.

Un ulteriore episodio riguarda Il Fatto Quotidiano. Secondo la ricostruzione investigativa riportata da L’Indipendente, dopo la pubblicazione di un articolo sulle presunte irregolarità di Pegaso, Vaccarono avrebbe contattato il direttore della testata online, Peter Gomez, contestando il titolo e chiedendo di evitarne la pubblicazione sul web.

La Procura ritiene che il contenuto sia stato bloccato. La testata ha tuttavia precisato che l’articolo sarebbe rimasto accessibile per oltre mezza giornata agli abbonati digitali.

Gomez ha negato di aver ricevuto denaro o vantaggi personali. Anche in questo caso, la ricostruzione dei fatti e l’eventuale rilevanza penale delle condotte dovranno essere valutate nell’ambito del procedimento.

Le posizioni dei giornalisti e degli editori

Le ricostruzioni pubblicate hanno riportato anche le posizioni di alcuni dei professionisti citati nell’indagine.

Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, ha rivendicato l’autonomia editoriale della testata. Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, ha dichiarato che i rapporti si sarebbero svolti regolarmente, mentre Andrea Malaguti, ex direttore de La Stampa, si è detto disponibile a fornire chiarimenti agli investigatori.

Queste dichiarazioni costituiscono elementi importanti per comprendere le diverse posizioni, ma non sostituiscono gli accertamenti delle autorità giudiziarie.

Occorre inoltre distinguere tra i rapporti commerciali di una concessionaria pubblicitaria, le decisioni degli editori e le scelte delle singole redazioni. La presenza di un gruppo editoriale negli atti investigativi non equivale automaticamente all’accertamento di una responsabilità della testata nel suo complesso.

Pubblicità e indipendenza editoriale: una questione più ampia

Il caso riporta l’attenzione su un problema che riguarda l’intero settore dell’informazione: il confine tra comunicazione commerciale e indipendenza giornalistica.

Le aziende possono legittimamente acquistare pubblicità, sponsorizzare iniziative e collaborare con i media attraverso progetti trasparenti. Queste attività diventano problematiche quando, secondo quanto dovrà essere accertato, vengono utilizzate per ottenere un trattamento editoriale favorevole o per impedire la diffusione di informazioni di interesse pubblico.

La distinzione è essenziale. Un investimento pubblicitario non costituisce, di per sé, una forma di condizionamento. Al contrario, un eventuale scambio tra risorse economiche e decisioni giornalistiche potrebbe compromettere la fiducia dei lettori e la credibilità dell’informazione.

Per questo motivo, trasparenza sui finanziamenti, chiarezza nelle collaborazioni commerciali e autonomia delle redazioni rappresentano principi fondamentali per il funzionamento del sistema mediatico.

Il precedente delle indagini sul settore universitario

L’inchiesta sulla gestione della comunicazione si inserisce in un contesto più ampio di attenzione pubblica verso le università telematiche, il loro modello economico e i sistemi di valutazione della qualità della formazione.

Le contestazioni relative alle iscrizioni, agli esami e ai titoli di studio, oggetto di precedenti accertamenti, riguardano questioni differenti rispetto alle ipotesi di condizionamento della stampa. I due filoni non devono essere confusi: ciascuno richiede verifiche specifiche e una valutazione distinta delle eventuali responsabilità.

La vicenda invita comunque a interrogarsi sul ruolo della trasparenza nelle istituzioni formative, soprattutto quando queste operano in un mercato caratterizzato da una forte competizione e da ingenti investimenti nella comunicazione.

Per gli studenti e per le famiglie, la chiarezza sulle procedure accademiche e sulla qualità dei percorsi formativi rimane un elemento essenziale per compiere scelte consapevoli.

Le prossime tappe dell’indagine

Gli accertamenti della Procura di Napoli dovranno chiarire quali rapporti siano stati effettivamente instaurati, quali richieste siano state formulate e se gli investimenti pubblicitari siano stati utilizzati, in casi specifici, per perseguire finalità estranee alla normale attività commerciale.

Sarà inoltre necessario valutare la posizione di ogni persona coinvolta, tenendo conto delle dichiarazioni difensive, della documentazione acquisita e degli eventuali ulteriori elementi che emergeranno nel procedimento.

Fino a eventuali decisioni definitive, le contestazioni devono essere considerate ipotesi investigative e non responsabilità giudizialmente accertate.

La questione centrale va oltre il singolo caso: riguarda il rapporto tra potere economico e libertà di stampa. In una società democratica, la pubblicità può finanziare l’informazione, ma non dovrebbe trasformarsi in uno strumento per decidere quali notizie pubblicare, quali ridimensionare e quali lasciare fuori dal dibattito pubblico.

La credibilità dei media dipende anche dalla capacità di mantenere una separazione chiara tra interessi commerciali e autonomia giornalistica, garantendo ai cittadini un’informazione libera, verificabile e indipendente.

Leggi l’articolo completo su lindipendente.online: Università Pegaso sotto inchiesta: soldi ai giornali in cambio di articoli favorevoli – L’Indipendente

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